Il mio credo

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Frammenti di un discorso su arte e spiritualità.

“Se Dio fosse solo buono, onnipotente e giusto non lo amerei così tanto. Io amo Dio perché è bello.”  (Aïvanhov).

[...] un atteggiamento spirituale, cosa affatto differente dalla religiosità, che si basa sull’osservanza di pratiche e di idee tramandate su ordine divino, è la disponibilità a cogliere ciò che va oltre l’esperienza ordinaria. È la capacità di vedere lo straordinario nell’ordinario, quindi anche un non credente può avere una vita spirituale, purché non si trinceri dietro idee preconcette, che rendono impossibile accorgersi di qualcosa di diverso da ciò che si ritiene possibile. Cos’altro è questa se non la definizione di creatività?

Normalmente si pensa che la creatività sia un processo produttivo, che fabbrica qualcosa che prima non c’era sulla base di un’idea geniale. Invece la creatività è un processo recettivo, di accoglimento di ciò che già c’è e che deve solo essere portato alla luce. L’intuizione, che avviene senza che sia possibile rendersene conto, è il momento di massima creatività, quando emerge di colpo, senza sforzo e senza intenzione, un aspetto della realtà mai notato prima. Può trattarsi di un’applicazione tecnica o di una relazione matematica, di una melodia o di una forma in movimento, di un accostamento di colori o di un edificio, di un nuovo modo di vivere o di un pensiero che non ha forma perché deriva da un’esperienza di meditazione: non è la forma ciò che è essenziale nella creatività, è quel movimento interno di disponibilità che fa la differenza. Di attivo c’è il procedimento tecnico (letteratura, pittura, musica, danza, cinema, scultura, matematica, ricamo, fotografia, mosaico, tessitura, plastica, per citare solo alcuni tra i più noti e praticati campi artistici) con cui si espone agli altri ciò che è emerso nella fase recettiva, è il processo di rielaborazione ed esposizione in una forma concreta, la quale necessita di anni pratica ed esperienza e molto studio, i quali sono indispensabili affinché l’artista possa scegliere coscientemente il senso della sua intuizione.

Ciò che si paga a un artista è la sua sapienza nel suo campo, eventualmente il materiale che ha usato, il tempo che ha impiegato a formarsi ma mai la sua opera d’arte: quella non ha prezzo, dato che rappresenta un frammento di infinito che è precipitato sulla Terra grazie all’abilità e alla disponibilità di una persona molto aperta.

Anche sulla conoscenza ci sono pregiudizi: si crede che sia un processo attivo di accumulo di dati, quando in realtà avviene in modo recettivo: se andiamo noi incontro alla realtà, facciamo passare tutto dal filtro della mente, che ha strutturato percorsi preferenziali in base ai giudizi di valore e alle idee acquisite e dobbiamo sempre far passare tutto dai sensi; se accogliamo la realtà che emerge in noi, bypassiamo la mente e arriviamo alle cose così come sono. In questo modo, una volta acquisita, possiamo imparare a guardarla un modo nuovo.

L’effetto della creatività è di instaurare relazioni insolite, viene dalla capacità di guardare le cose da un punto di vista non abitudinario. Cosa hanno in comune spiritualità e creatività? Rigore, pulizia, pazienza, accoglienza, assenza di giudizio, disponibilità, osservazione, curiosità, rispetto di un ordine che risponde a una logica non lineare, capacità di sorprendersi, fedeltà a ciò che si sente. Ciascuna di queste caratteristiche è in stretta relazione con le altre, tutte sono necessarie e nessuna è casuale. Quando c’è rigore c’è la capacità di non cedere a scuse e di non fare compromessi, cosa che permette di restare sempre seriamente ancorati al proprio sentire anche quando è sotto pressione.

La pulizia permette di ascoltare ciò che succede dentro di sé in modo semplice: è assenza di pregiudizi, è mente sgombra da preoccupazioni, è semplicità di modi, è equilibrio e assenza di ego. La pazienza aiuta nei tentativi infruttuosi e nei duri momenti di noia, di dolore e di attesa, quando il mondo sembra diventato muto e ostile. L’accoglienza rende pronti a cogliere l’inaspettato in qualunque modi si manifesti e solleciti verso ciò che ci visita, viandante, intuizione, pensiero che sia. L’assenza di giudizio permette di non equivocare in modo preconcetto su quanto si intuisce e fa sì che non si perdano impressioni e idee importanti che esulano dal conosciuto. La disponibilità rende allerti e saggiamente aperti a ciò che arriva, senza aspettative. L’osservazione guida verso quell’ordine generale che si va cercando con mano ferma: è nella cura dei dettagli che si riconosce la tempra di un essere umano.

La curiosità sollecita verso aree di interesse sempre nuove, che promettono attrattive non ancora sperimentate e il piacere della scoperta di un territorio ancora inesplorato. Il rispetto di un ordine che non corrisponde a nulla di conosciuto permette di esercitare con coerenza e buon senso il proprio giudizio senza che si ricada in schemi preconcetti. La capacità di sorprendersi mantiene sempre giovani, sempre freschi, sempre grati per ciò che di interessante, entusiasmante, affascinante si possa scoprire. La fedeltà a ciò che si sente, infine, permette di mantenere intatto il nucleo del proprio essere, che è il primo e l’ultimo orizzonte di ogni umana esperienza.

Si può educare alla spiritualità, alla creatività, alla conoscenza? E se sì, con che mezzi? Di certo l’essere umano è in grado di imparare qualunque cosa, se viene bene educato, perciò è possibile insegnare, se non la spiritualità, che è una faccenda strettamente privata, un atteggiamento che porti alla scoperta spirituale, così come si possono insegnare la creatività e la conoscenza. Anzi, si può dire di più: ci si può auto-educare alla spiritualità, alla creatività e alla conoscenza senza ricorrere a insegnanti esterni e a più o meno supposte autorità, posto che si sappia come fare. Ci sono dei passaggi obbligati, che devono essere svolti con piena e profonda consapevolezza, che costano fatica e che non possono essere resi meno faticosi o più brevi con degli artifici. 

Per essere un artista serio si deve essere persone serie. Serie, che prendono la vita sul serio, la indagano, la osservano da ogni lato, la bevono, la gustano, la inalano, ci giocano e poi, a un certo momento scoprono qualcosa di così interessante che lasciano da parte ciò che stavano facendo e si mettono a creare. Per fare ciò è essenziale fare pulizia dentro di sé, affinché ciò che vuole emergere emerga senza ostacoli. Si deve essere consci del proprio valore, del fatto di avere qualcosa da dire, di essere in grado di farlo e si deve essere capaci di non cadere in nessuno dei cliché che sono stati costruiti intorno alla figura dell’artista. Allo stesso modo si deve essere realistici e avere uno sguardo onesto verso di sé, le proprie capacità e le proprie conoscenze tecniche.

Altrettanto essenziale risulta saper esercitare uno sguardo vergine che si astiene dalla categorie del giudizio, in modo che quanto ci suggerisce la creatività non sia viziato da strani personalismi o da fastidiose idiosincrasie che turbano e deformano ciò che deve essere valido non solo per noi. Il fine dell’arte è offrire agli altri squarci di bellezza e di sorpresa che consolino, fortifichino e rendano la vita più godibile. Tutto ciò che è troppo legato ai nostri difetti è sfogo, è terapia, è limitato mentre invece l’artista deve avere l’universo come limite. Da ultimo, in opposizione allo spontaneismo tanto apprezzato oggigiorno, ritengo si debbano fare molti esperimenti relativamente alla tecnica artistica scelta, che siano attenti e di vario genere, affinché si crei la memoria muscolare nel caso si tratti di arti che si esprimono attraverso un’attività del corpo, o si instauri un’abitudine che non costi sforzo a ritmo, intonazione, fraseggio, nel caso di arti più affini al suono. Si deve inoltre fare attenzione affinché si impari a padroneggiare stili e materiali con competenza e in libertà, e si possa quindi padroneggiare in automatico il mezzo espressivo.

In questo modo si potranno fare scelte consapevoli, sensate ed espressivamente significative sia che si decida di aderire agli stilemi della corrente artistica preferita sia che si scelga di procedere autonomamente. Ovviamente si deve tenere presente che una tecnica è lo strumento con cui arrivare a esporre ciò che si vuole esporre, non è mai un fine in sé. In questo modo il dominio tecnico dell’arte espressiva, che non rappresenta un problema come capita a chi non ha mai fatto esperienza di un qualunque mezzo espressivo, permette all’artista di concentrarsi esclusivamente sull’ascolto dei propri processi creativi e su una più completa adesione alle proprie intuizioni. In questo modo è possibile andare oltre le orribili opinioni della società attuale, che ritiene l’arte solo un’espressione storico-sociale, un prodotto di mercato al pari di un buon paio di scarpe, un esercizio piuttosto futile di interiorità genialodi ma strampalate che al massimo servono come diversivo per un venerdì sera. No, l’arte non è niente di tutto questo. Fare arte è meditare con tutto il corpo sul Divino.

Fare arte è celebrare una liturgia privata, così che rendere disponibile la propria arte è invitare gli altri a questa celebrazione sacra. Fare arte è trasformare alchemicamente il dolore in bellezza, motivo di riflessione e conforto. Fare arte è accogliere la propria vita, trasformarla affinché gli altri possano farne la loro vita. Fare arte è un compito che fa tremare le vene dei polsi. Eppure si fa, in allegria, in serietà, con laboriosità, con foga. Fare arte è avere a che fare quotidianamente con la bellezza, chiamandola per nome, invitandola a pranzo e a cena, chiacchierando con lei quando si è occupati nelle faccende degli esseri umani. Cos’è la bellezza e perché è così importante? La bellezza è ordine al di sotto del disordine, varietà al di sotto dell’uniformità, consonanza nel caos e comunione nella divisione. La bellezza è il segno tangibile della presenza del Divino. La bellezza è il sorriso di Dio sulla Terra. La bellezza è varia, può essere delicata e dolce oppure forte e potente ma ha sempre un che di consolatorio, di argentino, di limpido che ci fa stare bene. Per questo posso dire che tra bellezza e amore non c’è alcuna differenza. Tutti noi abbiamo diritto alla bellezza. La bellezza è il nostro diritto più inalienabile perché la bellezza ci ricorda che tutto è nel Divino, del Divino e con il Divino.

Questo è il mio credo, come essere umano e come artista. Che poi è la stessa cosa, no?


  Con profonda gratitudine verso Julia Cameron e il suo splendido "The Artist's Way"

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